Due modi, agli antipodi.

“Si devono postulare almeno due modi di pensare alla stessa veduta dello spazio naturale: […] come ambientazione o come paesaggio. […] Così dobbiamo anche prendere in considerazione due modi di esprimere la narrazione: come ciò che nasconde il paesaggio o come ciò che, se così interpretato, lo rivela. Infatti nonostante esista spesso una tensione tra l’esperienza del paesaggio e la narrazione, quell’esperienza – e il pensiero che può accompagnarla – può rivelare il paesaggio come abitare.”

Il breve passaggio di Martin Lefebvre (da “Il paesaggio nel cinema narrativo”) mette a fuoco lo sconcertante equivoco di moltissimi post, nei quali la montagna e l’ambiente naturale sono solo sfondo e palcoscenico per altro, per altri protagonisti, sempre avulsi, alieni e mai appartenenti, mai abitanti.